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martedì 13 febbraio 2018

Vita in bianco e nero #1#


Sulla scia di una "catena" iniziata su FB, ho pensato di raccogliere tutte insieme le 7 foto in bianco e nero, fatte nella settimana scorsa. 
Il giochino consisteva nel fare una foto al giorno, per sette giorni, con scene di vita quotidiana, senza la presenza umana e senza dare spiegazioni. 
Di solito non partecipo alle catene, ma questa delle foto giornaliere mi è piaciuta. Ho trovato interessante lo sguardo quotidiano di ognuno, sia che sia stato uno scatto particolare, oppure banale...insomma scene di vita. E' stato come entrare per un attimo a far capolino sulle vite degli altri attraverso le foto e quindi attraverso lo sguardo altrui.
Nel giochino, non doveva essere data nessuna spiegazione alle foto fatte, invece qui ho pensato di dare un titolo a ciascuna foto.
...non è detto che in futuro non possa ridedicare una settimana a scatti giornalieri... :-)

1/7 
sabato 3 febraio 2018
"Cosa cucino?"


2/7 
domenica 4 febbraio 2018
"Colazione a quadri "


3/7 
lunedì 5 febbraio 2018
"Riflessi: routine quotidiana"


4/7 
martedì 6 febbraio 2018
"Oblò"


5/7 
mercoledì 7 febbraio 2018
"Tutto scorre "


6/7 
giovedì 8 febbraio 2018
"otto ore al giorno"


7/7 
venerdì 9 febbraio 2018
"Casa dolce casa"

mercoledì 17 ottobre 2012

La pausa pranzo alternativa: il "Lunch Beat"



Altro che piatto di pastasciutta al pomodoro…la pausa pranzo diventa “svedese” e si trasforma in evento danzante.

L’idea del “Lunch Beat” è stata lanciata per la prima volta in Svezia nel giugno 2010 da un’impiegata di un’azienda a Stoccolma (una certa Molly Ränge) che, durante l’ora della pausa pranzo, organizzò in un garage aziendale una piccola festicciola con cibo e musica, al quale parteciparono 14 persone. Lo spunto di quest’idea è stato quello di unire la passione del ballo con quella del lavoro, conciliandole nell’ora della pausa pranzo, per trovare un modo di rilassarsi e staccare dal lavoro in modo divertente.

Da quel momento il “Lunch Beat” si diffuse in altre città svedesi, arrivando anche in altre capitali europee come Parigi.

Perché la pausa pranzo possa essere chiamata “Lunch Beat” deve seguire delle regole.
Ecco le 10 regole:

1) Se è il tuo primo “Lunch Beat”, devi ballare.
2) Se è il tuo secondo, terzo, quarto “Lunch Beat”, devi ballare.
3) Se sei troppo stanco per ballare al “Lunch Beat”, ti consigliamo la pausa pranzo da un’altra parte.
4) Vietato parlare di lavoro durante il “Lunch Beat”.
5) Al “Lunch Beat” chiunque può essere partner di ballo.
6) Ogni “Lunch Beat” non dura più di 60 minuti, durante la pausa pranzo.
7) In ogni “Lunch Beat” c’è un DJ set.
8) L’acqua è gratis.
9) Il “Lunch Beat” si svolge in un ambiente “drug free”, quindi niente alcool.
10) Chiunque può creare un evento “Lunch Beat” in qualsiasi luogo, rispettando il manifesto e la natura no-profit dell’iniziativa.

Sembra che chi ha avuto l’opportunità di partecipare a questo evento, sia ritornato al lavoro più rilassato e sereno, affrontando il resto della giornata lavorativa con più energia, perché ha scaricato lo stress, ha staccato completamente dal lavoro e ha socializzato con le altre persone.

Ora, premettendo che a me piace molto ballare, farlo durante l’ora della pausa pranzo non mi sembra proprio l’ideale…penso semplicemente al fatto che quando balliamo ci muoviamo parecchio e inevitabilmente sudiamo un po’… io non mi sentirei proprio a mio agio a ritornare in ufficio sudaticcia, fra le mie scartoffie di lavoro…preferirei farmi una doccia prima, ma ovviamente questo non sarebbe possibile. Parteciperei una volta, solo per curiosità, non per altro…e probabilmente prenderei un permesso per il pomeriggio, per quanto detto sopra.

Quindi, anche se il “Lunch Beat” sembra un evento che potrebbe avere il “suo” successo, mi sa che io continuerò a fare la mia pausa pranzo tradizionale, o a casa con i piedi sotto al tavolino, o mangiando un panino di fronte al mare godendomi il panorama, senza vedere gli stessi visi che vedo per 8 ore.

Se voglio ballare…andrò a ballare, ma non per 1 ora soltanto con l’ansia di ritornare in ufficio all’ora esatta. Una volta che vado, lo farò “all night long”!

E voi che ne pensate? Cosa fate normalmente durante la pausa pranzo? …oltre a mangiare, impiegate il tempo anche in altro modo, tipo: fate sport, leggete, camminate, fate la spesa etc. Raccontate.

venerdì 22 giugno 2012

Summer time


A parte il caldo improvviso di questi giorni che ci fa capire chiaramente che ormai l’inverno è passato da un po’, anche l’astronomia ci dice che è ufficialmente estate; ieri 21 giugno è stato anche il giorno dell’estate con più luce solare. Che bello!

A me l’estate piace e mi riporta ai ricordi più belli dell’infanzia e dell’adolescenza. Posso dire che per me l’estate iniziava ufficiosamente con la Luminara di San Ranieri, la festa di Pisa per eccellenza.

Quando ero piccola, mi ricordo che per andare a vederla, facevamo una macchinata insieme ai nostri amici di famiglia: 4 adulti e 4 bambini in una sola macchina, tutti stretti come sardine in scatola, e siccome eravamo sempre in ritardo per i fuochi d’artificio, facevamo talmente tutto in fretta che e al momento di chiudere le porte dell’auto, alla mia amica Simona rimaneva sempre la mano incastrata, poverina!…quindi riscendevamo tutti, correvamo in casa a prendere del ghiaccio e con la mano mezza fasciata ripartivamo come niente fosse, più tardi del solito, ma tutti contenti…la mia amica un po’ meno.

Da adolescente invece, la Luminara era la scusa per fare più tardi la sera, per “quella sera” i genitori lo consentivano…le altre sere un po’ meno. Mi ricordo che partivamo tutti a piedi formando un bel gruppetto parrocchiale. Siccome è noto che sul Lungarno quella sera ci sia una moltitudine di gente non indifferente, è anche molto facile perdersi; per evitare questo, noi ci prendevamo per mano formano un serpentone lungo lungo, camminando fra la gente…e magari se avevi la fortuna di tenere per mano la persona per la quale avevi una “cotta”, ti sembrava una serata bellissima contornata dalle luci dei lumini dei palazzi.

Pensando alla Luminara non posso dimenticarmi i “cicalini” (così si chiamano in casa mia…lo sapete che noi abbiamo un vocabolario tutto nostro), meglio conosciuti come i “brigidini di Lamporecchio”, dei dolcini buonissimi che vendono alle bancarelle tipiche delle feste di paese.

Quando penso all’estate, ho nella mente tanti odori e sapori che mi riportano indietro nel tempo e mi fanno ricordare le stesse sensazioni ancora oggi.

Un odore tipico dell’estate ben impresso nella mia mente è quello dello zampirone, che nonostante serva per scacciare le odiose zanzare, nello stesso tempo mi dà una sensazione piacevole…di giornate più lunghe e di sere fuori all’aperto.

E il mare? Come posso non ricordare il mare? Per me il mare è sinonimo di estate in assoluto. Ci sono sempre andata fin da piccola ...il mio babbo, prima di andare al lavoro, ci portava tutti al mare e ci ritornava a prendere la sera prima di cena…e non c’erano i telefonini per avvisare di ritardi o imprevisti…eppure più o meno filava sempre tutto liscio. Mamma mi ha sempre raccontato che quando ero molto piccola (circa uno o due anni al massimo), una delle mie “attività preferite” era cercare i mozziconi di sigaretta fra la sabbia…con grande preoccupazione da parte sua che li potessi mettere in bocca…se ci penso ora mi vengono i brividi!...sarà per questo che non fumo?...

L’estate mi ricorda anche i periodi trascorsi dalla mia nonna a Livorno…quando mi portava al mare ai Tre Ponti insieme alle mie cugine; alcuni pomeriggi mi portava anche in Piazza della Repubblica a vedere i burattini e poi a comprare il gelato espresso in Via Grande. Per motivi di lavoro (e non solo), mi sono trovata da grande a frequentare più spesso questa città…alcuni odori di Livorno sentiti da piccola, li ho risentiti dopo tanto tempo da grande…lo so è una sensazione strana e difficile da spiegare, ma è così…certi odori si fissano nella testa e quando li risenti dopo tanto tempo, vengono in mente tutte le sensazioni legate a quegli odori.

Quando dico che “la guerra campanilistica” fra Pisa e Livorno per me non esiste, ora forse capite perché… come faccio a schierarmi da una parte o dall’altra?...sono fortemente legata ad entrambe le città: in una ci ho vissuto, ci sono cresciuta, ho gli amici più cari, praticamente è la mia città; nell’altra ci sono nata e mi ricorda periodi belli e importanti.

Quando penso all’estate sono veramente tanti i ricordi che affiorano alla mente…ne ho detti solo alcuni…ci vorrebbe troppo tempo per dirli tutti.

Quindi, ora mi fermo e non vi annoio più, ma vi saluto con una canzone, “Summer time” di Louis Armstrong, cantata da Ella Fitzgerald……la sentite?...con questa auguro a tutti una buona estate!

…raccontatemi i vostri ricordi legati questa stagione.


lunedì 4 giugno 2012

L'hai voluta la bicicletta? ...



Stamani, il racconto di una collega riguardo al suo bimbo che ha imparato ad andare in bicicletta senza l’aiuto delle rotelle, mi ha riportato indietro nel tempo; mi ricordo perfettamente come fosse ieri, quando ho imparato.

Abitavo ancora in San Marco, in una corte dove sono cresciuta giocando fuori con tutti gli altri bimbi e bimbe, epoca in cui anche la sera dopo cena d’estate, si giocava a nascondino o a “un due tre stella” …le mamme chiacchieravano sedute facendo finta di niente, in realtà ci controllavano e si preoccupavano che nessuno si facesse male.

Quando ho imparato ad andare in bicicletta senza il supporto delle rotelle, era una mattina d’estate. Le rotelle erano state tolte appunto, ma, a differenza del modo classico del genitore che ti sostiene da dietro tenendo il sellino, per poi lasciarti andare al momento giusto, io ho imparato dandomi la spinta, partendo da un muretto di circa 30 centimetri. Facevo così: mi mettevo parallela con un piede appoggiato sul muretto e l’altro sul pedale, davo la pedalata e contemporaneamente staccavo il piede dal muretto; un po’ barcollante e un po’ a zig-zag riuscii a fare circa 20 metri…non sapete la soddisfazione, con tanto di mamma e babbo che mi guardavano dal terrazzo e mi dicevano brava…

Ogni tanto fa bene ricordarsi di come abbiamo imparato a fare certe cose…gesti che ora diamo per scontato, ma quando siamo piccoli non sono per niente scontati o facili. Credo che l’imparare ad andare in bicicletta sia una delle prime esperienze di vita che la mente riesce a ricordare.

E voi ve lo ricordate quel momento?

martedì 6 settembre 2011

Riti autunnali

Settembre, è un po’ come l’inizio dell’anno, una stagione estiva se n’è andata e un altro lungo periodo autunnale/invernale sta per arrivare. In questo periodo di solito faccio dei bilanci e anche un sacco di buoni propositi per i lunghi mesi che mi aspettano. Tutto ricomincia…la scuola, i corsi sportivi, i corsi di lingue, e tutte le attività più svariate, dedicate alle passioni e ai passatempo di ognuno.

C’è entusiasmo nell’aria dopo il riposo estivo. Con questo entusiasmo, mi viene voglia di fare tante cose, vorrei aggiungere altre attività oltre a quelle che già so che potrò fare…ma poi mi rendo conto che il tempo libero a disposizione non è poi così tanto, allora mi ridimensiono e mi accontento di ciò che riuscirò a fare, senza troppe pretese.

In questo periodo viene voglia anche di cambiare…che so, il colore delle pareti di una stanza, qualche piccolo accessorio della casa, una poltroncina, se non addirittura dei cambi veri e propri di mobili … e immancabilmente “ci viene in aiuto” il tanto atteso catalogo dell’ ikea che puntualmente in questo periodo troviamo nella cassetta della posta.


Chi fra di noi, non ha sfogliato subito il catalogo per curiosare e prendere spunti di idee, annotando le piccole cose che ci potrebbero far comodo per tenere in ordine quel cassetto o quell’armadio…tanto costa poco…
E allora si cerca di trovare un giorno libero per andare a “fare un salto” all’ ikea…ci passiamo parola e se possibile andiamo in gruppetto, se non è possibile, non importa, chi va “prende gli ordini” per gli altri.


Poi, siccome in questo periodo l’aria diventa più freschina e le giornate si accorciano, viene voglia anche di passare le serate in casa con gli amici, magari dopo una giornata passata all’aperto in qualche sagra o festa paesana, per sfruttare gli ultimi sprazzi di sole. Ecco che allora saltano fuori i giochi da tavolo, i puzzle, qualche film da guardare insieme e tutto ciò che serve per passare il tempo in compagnia.


Questi piacevoli riti autunnali, sono in un certo senso un modo per salutare l’estate che se n’è andata, senza troppa malinconia, perché so che anche se di sole ce ne sarà poco, troverò calore comunque e dovunque.

domenica 10 aprile 2011

Che mi metto?


In questo periodo, chi non ha mai detto almeno una volta: “... non so più come vestirmi, di giorno fa caldo, la sera fa fresco, devo tirar fuori le cose più leggere...”,  e in quel momento ci rendiamo conto che ci siamo: siamo arrivati al fatidico “cambio di stagione”.

Queste due parole, sono il cruccio di quasi tutte le donne...perché diciamo la verità, il “cambio di stagione” è una cosa che ci tocca fare...i maschietti al massimo ci danno un segnale, a volte non troppo chiaro, su cosa decidono di tenere anche per l’anno prossimo (praticamente tutto!...visto che loro non butterebbero mai via niente...), ma alla fine, l’atto pratico spetta a noi.

Spesso i nostri armadi sono pieni di cose che non mettiamo da anni, convinte che di sicuro un’occasione per rimettere quel vestito o quella gonna la troviamo...e intanto gli anni passano e i vestiti si strettiscono...ah no...siamo noi che ingrassiamo, il più delle volte...ma c’è anche chi dimagrisce (ho le prove...).

Io sono una di quelle che prima di buttare via un capo di abbigliamento, lo fa stare lì per anni, sperando che torni anche di moda...mi affeziono e poi penso: “non è né rotto, né sciupato, perché lo devo buttare?”... però ci sono anche quelle che invece un capo di abbigliamento lo usano per una stagione e via (a volte le invidio...ma come fanno?).
In effetti gli armadi pieni dipendono dal fatto che spesso ci compriamo più di quello di cui abbiamo bisogno, succede un po’ a tutti…

Il “cambio di stagione”, che prima o poi ci tocca affrontare è anche un’occasione per fare il punto della situazione sul guardaroba: bisognerebbe realmente eliminare ciò che ormai non indossiamo più da anni, indipendentemente dalla taglia, tenere ciò che ci piace e che sappiamo di poter mettere ancora (quindi della taglia giusta), fare spazio e non farsi prendere dalla nostalgia.

Apparentemente sembra un’operazione molto facile, ma in realtà non lo è affatto, altrimenti questo fatidico momento non sarebbe così sofferto da tutte…senza contare che oltretutto non è il massimo del divertimento. Possiamo affrontare questo momento in tanti modi, prenderla con filosofia forse è la maniera migliore, dal momento che tanto prima o poi la cosa va fatta. In un certo senso, una volta compiuto il “cambio di stagione” , ci sentiamo più leggere e proviamo una certa soddisfazione, soprattutto se siamo riuscite ad eliminare un po’ di cose.

Una volta preparati i nostri sacchetti con le cose che non indossiamo più, invece di buttarle nella spazzatura, abbiamo varie alternative:


- portarle ai centri di raccolta, mi riferisco ai contenitori che di solito si trovano sparsi nei quartieri, dove mettiamo abbigliamento e scarpe ancora in buono stato, chiusi dentro le buste.

- un’altra maniera di riciclare l’abbigliamento che non indossiamo più , è quella di portarlo (ancora in buono stato, lavato e stirato) ai mercatini dell’usato, dove possiamo ricavarci anche un piccolissimo guadagno o al massimo, se non viene venduto entro un certo periodo, va in beneficenza; a Pisa c’è Mercatopoli, dove oltre all’abbigliamento troviamo anche tantissime altre cose.

-un modo carino di riciclare i vestiti, è anche quello di passarli alle amiche o cugine: gli stessi capi di abbigliamento che a noi non piacciono più o che ci stanno stretti, potrebbero stare o piacere ad un’altra; io non ci vedo niente di male nel passarsi le cose; nella mia famiglia è sempre esistita questa usanza, fin da quando eravamo piccoli, forse è per questo che la cosa mi sembra naturale.

E voi, come lo affrontate questo momento?

sabato 26 febbraio 2011

Un quaderno tutto per me


Oggi il  telefono cellulare, oltre alla funzione di base per poter ricevere e fare telefonate, nonché mandare messaggi o addirittura connettersi ad internet, praticamente può diventare anche la nostra agenda, dove poter annotare appuntamenti di ogni genere, grazie alla tecnologia e alle numerose funzioni che oramai hanno questi oggetti.

Nonostante tutto, la necessità di avere un quaderno tutto per me, dove poter scrivere sia appuntamenti ma anche pensieri, osservazioni, annotare eventi, libri da leggere o siti internet da consultare, ha fatto sì che la scorsa settimana ne comprassi uno.

La scelta è stata piuttosto facile…ne volevo uno non troppo grande da portare in borsa e piuttosto semplice, possibilmente con l’elastico per chiuderlo…insomma, uno tipo Moleskine…ma anche di quelli ce ne sono di tante forme e generi…poi alla fine ne ho trovato uno che faceva al caso mio: è delle dimensioni giuste, le pagine sono a righe, la copertina è rigida di colore nero, ha l’elastico rosso per chiuderlo; sulla copertina c’è disegnato un gatto sopra un libro e la seguente frase “Un gatto non dormirebbe mai su un libro mediocre”…ma non è carino?! … infatti non ci ho pensato su più di tanto…l’ho comprato subito perché è proprio il mio quaderno.

Non so se questo quaderno durerà solo per il 2011 oppure di più, intanto sono contenta di averne uno, poi quando le pagine saranno finite, ci penserò…sicuramente ce ne sarà un altro da qualche parte che farà per me!