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mercoledì 17 aprile 2013

Uno “strano raccolto”




Di solito nell’orto ci si coltivano le verdure.
Una volta piantati i semi, se siamo bravi e anche un po’ fortunati, dopo un certo periodo crescono le piantine di zucchine, pomodori, fragole, finocchi, cipolle, insalata etc. Se poi hai un orto vicino alla stazione, è probabile che oltre a raccogliere i frutti, ti ritrovi a raccogliere anche borsellini e portafogli…uno strano raccolto effettivamente, ma non si tratta di un miracolo…

Purtroppo questo “strano raccolto” è la causa del borseggio.
I borseggiatori, molto abili e veloci, rubano borsellini e portafogli ai turisti che si trovano in stazione, tolgono in fretta il contenuto in denaro e poi se ne disfano gettandoli al di là del muro…beh…al di là del muro c’è l’orto.

Il mio babbo quindi, si ritrova puntualmente a raccogliere portafogli, prevalentemente appartenenti a stranieri, con dentro, tessere di vario genere, fotografie di persone care, abbonamenti a mezzi di trasporto, santini con preghiere e tutto quello che si accumula all’interno dei borsellini.
Da persona onesta, porta la refurtiva alla polizia ferroviaria della stazione perché se ne prenda carico, pensando soprattutto a quei poveri turisti che si ritrovano derubati di soldi e documenti, per giunta in un paese straniero.
A volte capita che questi portafogli sono bagnati dalla pioggia, allora li porta a casa, tira fuori tutto, lascia asciugare i foglietti e quando sono asciutti rimette tutto dentro prima di portarli alla polizia.

Mi chiedo se mai uno di questi portafogli trovati nell’orto, sia ritornato al legittimo proprietario. Chi sa? …rimane un mistero, perché nessuno lo dirà mai, ma sarebbe una bella cosa, soprattutto per chi è stato derubato…al mio babbo rimane solo la consolazione di aver compiuto un gesto civile.

Vi è mai capitato di aver trovato un portafogli per terra o in altri posti insoliti?
Oppure avete perso il portafogli e qualcuno ve l'ha riconsegnato?
Raccontate.

mercoledì 25 luglio 2012

Il Gurguglione


Dopo aver passato le vacanze all’Isola d’Elba e aver preso un po’ di tintarella, non posso non farvi conoscere alcune ricette tipiche di questa bella isola.
Questa ricetta semplicissima può essere un piatto unico tale e quale, oppure fare da contorno. Il nome è decisamente singolare: il Gurguglione.

All’Isola d’Elba si chiama così, un misto di verdure fresche tipiche dell’estate. Questo nome onomatopeico mi fa ricordare il “gorgoglio” della pancia, quando la fame si fa sentire, ma ovviamente è una mia libera interpretazione…in realtà da dove proviene la parola proprio non lo so…chissà se da influenze spagnole...
Ecco la ricetta.

Ingredienti per 6 persone:
1,5 kg di verdure fresche (melanzane, zucchine, peperoni, patate)
400 gr di pomodori maturi
3 cipolle medie
olio extra vergine di oliva
sale
peperoncino
basilico

Preparazione:
In una pentola capiente soffriggere con un po’ di olio le cipolle tagliate finemente, aggiungere le verdure lavate e pulite tagliate a pezzi piuttosto grandi e per ultimo aggiungere i pomodori tagliati grossolanamente. Salare, aggiungere peperoncino q.b. e qualche foglia di basilico. Se necessario aggiungere un po’ di acqua. Far cuocere a fuoco sostenuto per circa 10 minuti mescolando le verdure. Poi abbassare la fiamma e far cuocere per altri 20/30 minuti con il coperchio. Ogni tanto controllare la cottura e mescolare un po’. Può essere servito caldo, ma secondo me freddo è più buono.

…alla fine le ricette delle regioni si assomigliano un po’ fra loro, anche se molto più semplice, il gurguglione mi fa venire in mente la caponata siciliana fatta più o meno con le stesse verdure, ma fritte.

Quando la pancia fa i “rumorini” per la fame, un bel piatto di gurguglione è quello che ci vuole!

venerdì 24 giugno 2011

Il pane inzuppo



Con i termini “pane inzuppo” s’intende in casa mia il piatto conosciuto comunemente con il nome di panzanella.
Effettivamente, si tratta di pane raffermo, inzuppato nell’acqua e poi condito con delle verdure fresche di stagione. E’ un piatto tipico della cucina povera toscana, di quando in casa non c’era molta scelta per preparare il pranzo o la cena, quindi le massaie si ingegnavano con creatività ad inventare ricette e piatti appetibili, pur utilizzando prodotti semplici e genuini, senza buttare via niente di avanzato, tipo il pane secco.

Questo piatto mi ricorda le sere d’estate di quando ero piccola, ma spesso lo cucino ancora oggi. D’estate infatti è quando gli ingredienti di cui è composto, sono più freschi.

La ricetta che ancora oggi usiamo in casa mia e nella mia famiglia, è questa:

Ingredienti:
- un po’ di pane raffermo (o “posato” come si dice in famiglia)
- 1 cipolla rossa
- 1 cetriolo
- 4 pomodori maturi
- qualche foglia di basilico
- olio
- aceto
- sale

Procedimento:
Ammollare il pane raffermo in acqua fredda e un po’ di aceto, per circa 15 minuti. Poi strizzarlo bene, sbriciolarlo e metterlo in una zuppiera.
Nel frattempo lavare e pulire la cipolla, il cetriolo e i pomodori; tagliare le verdure a pezzetti e mescolarle al pane. Condire il tutto con olio, aceto, sale e qualche foglia di basilico, e mescolare bene. Metterlo in frigo per almeno mezz’ora prima di servirlo. E’ un piatto unico molto fresco e veloce da preparare.

La ricetta sopra è molto semplice, classica, con poche cose, però ci possono essere delle varianti, tipo aggiungere del tonno, oppure del sedano e delle olive. Ad ognuno la scelta di arricchire questo piatto povero come vuole.

E per finire, su internet ho trovato una poesia di Aldo Fabrizi sulla panzanella, che qui ripropongo:

« E che ce vo’
pe’ fa’ la Panzanella?

Nun è ch’er condimento sia un segreto,
oppure è stabbilito da un decreto,
però la qualità dev’esse quella.

In primise: acqua fresca de cannella,
in secondise: ojo d’uliveto,
e come terzo: quer di-vino aceto
che fa’ venì la febbre magnarella.

Pagnotta paesana un po’ intostata,
cotta all’antica, co’ la crosta scura,
bagnata fino a che nun s’è ammollata.

In più, per un boccone da signori,
abbasta rifinì la svojatura
co’ basilico, pepe e pommidori. »

martedì 3 maggio 2011

Elisir di lunga vita

A volte le persone fanno di tutto per rimanere giovani nel corpo e nell’anima, spendendo in trattamenti e prodotti che promettono grandi cose...forse però c’è un modo molto più semplice e naturale per sentirsi meglio: accettare il tempo che passa e coltivare l’orto...

Sicuramente una vita in campagna, in mezzo al verde, dove l’aria è più pulita e lo stress cittadino non ti colpisce, favorisce una serenità interiore che fa sì che il nostro fisico e la nostra mente siano in pace.

Coltivare l’orto pare sia un’attività che fa molto bene, sia al fisico che alla mente. Aiuta a tenere attivi sia l’uno che l’altra, perché permette di non pensare a tanti problemi in quanto concentrati sul lavoro fisico, inoltre dà molta soddisfazione perché consente di poter mangiare i frutti della terra. Ecco perché tante persone di una certa età, ad un certo punto decidono di coltivare un pezzettino di terra, sia per passare il tempo ma anche per divertimento, diventa in qualche modo un’attività ludica e sana.

I gesti necessari per far crescere i prodotti dell’orto, ossia zappare la terra, rimuoverla, piantare, seminare, potare, annaffiare etc., sono gesti anti-stress. L’attività fisica impiegata, è un’attività anche faticosa forse, ma molto positiva. Ma che soddisfazione c’è nel presentare a tavola un’insalatina o dei pomodori freschi del proprio orto?

Purtroppo  non tutti hanno la possibilità di avere un pezzettino di terra da coltivare, sia che si tratti di un giardino o di un’orto, ma non dobbiamo disperare...anche un balcone con dei vasi va benissimo, per piante ed erbe aromatiche.

A volte mi arrendo perché ritengo di non avere il pollice verde (mi è capitato tante volte) ma dovrei insistere, cercando di imparare da chi in campagna c’è vissuto veramente, il mio babbo per esempio.

Lui ha la fortuna di coltivare un pezzettino di terra che si trova sotto casa mia. Io vivo vicino alla stazione, quindi il terreno non è molto favorevole perché pieno di macerie che sono i resti dei bombardamenti della guerra. Prima di poterci seminare qualcosa ha dovuto zapparlo tantissimo per togliere le macerie e renderlo un terreno un po’ più fertile. Ora però che la terrà è abbastanza coltivabile, ci passa le giornate a seconda delle stagioni...la primavera e l’estate sono i periodi in cui lo trovi  la maggior parte del suo tempo nell’orto, sono i periodi che danno anche più soddisfazione per i frutti che il terreno offre...lo vedo dalla finestra col cappellino in testa e ogni tanto gli chiedo se ha bisogno dell’acqua per annaffiare.

Riflettendo bene, penso che dovrei passare un po’ più di tempo insieme a lui sporcandomi con la terra, cercando di imparare a riconoscere le piante, ed “ereditando” qualcosa che mi sia utile in futuro, quando ormai sarò una donna di mezza età, che troverà la soddisfazione e l’orgoglio di vedere crescere i semini piantati, continuando ciò che lui ha iniziato. Forse ho trovato il segreto per invecchiare bene...