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venerdì 28 aprile 2017

Vestire gli alberi


A Livorno, in Piazza XX Settembre, gli alberi che circondano la piazza sono alberi vestiti.

L'idea, lanciata originariamente negli Stati Uniti ("urban knitting"), è stata presa in prestito dalle donne del quartiere, con il solo scopo di abbellire e ravvivare la città con i colori.

Così un gruppo di donne, con la passione dell'uncinetto e dei ferri, ha cominciato a riunirsi nel tempo libero per creare dei vestiti per gli alberi, utilizzando lana e filati. 
In seguito, anche altre donne, nonne, bambine/i, associazioni varie sono state coinvolte nel progetto e ognuno ha contribuito in vari modi, sia lavorando la lana, sia tramite la donazione di gomitoli o vecchie coperte di lana da poter modificare per l'occasione.






Un'idea colorata che ha rinvigorito il significato di piazza, ossia uno spazio urbano dove le persone si ritrovano, si incontrano, parlano, dove i bambini giocano e si divertono all'aria aperta, con in più l'aggiunta di fare qualcosa insieme a favore del quartiere.



domenica 10 aprile 2016

Le camelie del chiostro. Abbracciamo Nicosia

 

Oggi 10 aprile, in una località poco lontano da Pisa, a Nicosia (Calci), c'è stato un evento chiamato "Le camelie del chiostro" giunto quest'anno alla 10° edizione.


Le camelie, fiori bellissimi e colorati, sono il simbolo del convento di Nicosia, purtroppo abbandonato ormai da anni da quando gli ultimi frati che lo abitavano, se ne sono andati negli anni '70.


L'associazione "Nicosia nostra" (nata nel 2004), con il tempo ha cercato di ridare vita a questo luogo magico immerso nella natura, puntando sulla tutela e sulla valorizzazione del convento e di tutto il complesso, grazie ad opere di bonifica, manifestazioni culturali, divulgative e ludiche. 


Per far ritornare il convento nuovamente il protagonista del territorio di Nicosia, c'è ancora molto da fare, perché di fatto la struttura sta crollando, tanto da non poter essere visitata in alcune zone, come il chiostro ad esempio; è per questo che quest'anno l'associazione ha deciso di lanciare un messaggio importante per richiamare l'attenzione: abbracciare il convento lungo tutto il suo perimetro, come segno di interesse e di sensibilizzazione, grazie a circa 1000 persone che in un abbraccio collettivo di circa 1 chilometro hanno voluto dimostrare l'interesse per le bellezze del territorio.


In tutta la zona intorno al convento, si sono potute ammirare installazioni di camelie colorate, fatte con la carta, che si mescolavano al verde naturale del prato.



Infinite varietà di camelie dentro piccole bottiglie, erano in mostra nella chiesetta del convento, aperta per l'occasione.


Il chiostro l'abbiamo potuto vedere solo da un angolo, perché zona pericolante da poter essere visitata...


Le camelie di carta oltre ad essere nei prati, erano anche appese nel vuoto, nel porticato del chiostro.


Mi è piaciuta molto l'idea di questo grande abbraccio fatto da tante persone, per dimostrare l'importanza della solidarietà e appoggiare, anche solo per un giorno, chi si sta occupando di tenere viva la storia di questo posto.


"Certi  luoghi sono così: possono essere rasi al suolo da guerre, persecuzioni e indifferenza, ma restano sacri. Chi vi passa, allora, sente che manca qualcosa e lo ricostruisce". (Paulo Coelho)

giovedì 8 maggio 2014

Un libro sospeso


Nei bar di Napoli esiste una tradizione, quella del “caffé sospeso”. Si tratta di un gesto molto semplice: il cliente paga 2 caffé, uno lo beve e l’altro lo lascia in sospeso al cliente successivo. Questa usanza del caffé sospeso, andata declinando nel tempo, era per dare la possibilità di bere un caffé, a chi non poteva permetterselo, trovandolo già pagato.

 “Era un modo come un altro per offrire un caffé all’umanità..." (E. De Crescenzo).


Da questa idea, da un po’ di tempo a questa parte, è nata in varie librerie d’Italia l’iniziativa del “libro sospeso”. Si tratta di comprare 2 libri, uno portarlo via e l’altro lasciarlo al cliente successivo, magari facendoci anche una dedica. 



A Pisa questa iniziativa si può trovare alla Libreria Fogola di Corso Italia, dove come sempre, ci sono delle ragazze gentili, sempre pronte a consigliarti e a dare suggerimenti per la lettura. 

Un libro sospeso (perché leggere fa volare…)

Ieri ho partecipato a questa bella iniziativa e ho lasciato questo "libro sospeso”: 


“The help” di Kathryn Stockett.

L’iniziativa del “libro sospeso” mi sembra una bella idea, soprattutto in periodi di incertezza come questo che stiamo vivendo, dove per molte persone, anche l’acquisto di un libro, spesso deve essere messo in secondo piano, per dare priorità ad altre cose…triste a dirlo, ma è così.
In questo modo, chiunque può entrare in libreria, chiedendo se c’è un “libro sospeso”, senza nessun obbligo di doverne acquistare altri e tornarsene a casa con un nuovo libro.

Diffondete l'iniziativa e partecipate se potete, per mantenere viva la lettura.



mercoledì 11 settembre 2013

Driiiiin...è suonata la campanella

Oggi per molti, è stato il primo giorno di scuola.
Per alcuni, è stato il primo giorno di scuola in assoluto: la prima elementare; per altri il passaggio dalle elementari alle scuole medie, oppure alle scuole superiori, passaggi importanti nella vita di un bambino/ragazzo.
Molti genitori, come da consuetudine, hanno scattato la foto ricordo e siccome oggi siamo più o meno tutti tecnologici, praticamente quasi in diretta, la foto è stata vista da amici, parenti, nonni, tramite i social network vari e tutte le forme di condivisione possibile…che se ci si pensa è una bella cosa non dover aspettare di sviluppare il rullino fotografico e dover trovare l’occasione per far vedere la foto.

Ai miei tempi, tutta questa tecnologia non c’era, ma la foto ricordo del primo giorno di scuola elementare ce l’ho anch’io:


Usava mettersi il grembiule: nero per i maschi e bianco per le femmine, con il fiocco bicolore rosso e blu (come si vede dalla foto ricordo del lontano 1975)...da notare i calzini bianchi di cotone traforato.
Poi c’era la cartella, (lo zaino non era ancora tanto usato per la scuola), con dentro i quaderni ancora immacolati e senza “orecchie”, l’astuccio con le matite super appuntate, i pennarelli, le penne e tutto l’occorrente. E poi c’era il diario dove scrivere la lezione da fare per casa.
Forse oggi ci sono gli zaini e i trolley al posto delle cartelle, il colore del grembiule sarà cambiato o addirittura non usa più metterlo.
Mi ricordo che, a parte i primi giorni in cui ero accompagnata, a scuola ci andavo sola, anche perché vivevo vicino. Addirittura in quinta elementare mi furono date le chiavi di casa…lo so, altri tempi.

Cosa ricordate del vostro primo giorno di scuola: entusiasmo, ansie, preoccupazioni, allegria, voglia di conoscere nuovi amici?
Raccontate.


venerdì 16 agosto 2013

“Summer Christmas”


Ferragosto è un po’ come il “Natale dell’Estate”: ci si ritrova fra parenti e amici per passare la giornata, che sia al mare, in campagna o in montagna, la giornata diventa conviviale, si mandano perfino gli auguri, ci si telefona, si danno mance ai bagnini, o regalini ai clienti da parte dei titolari degli stabilimenti balneari, si celebrano feste paesane con giochi e musica, nelle zone balneari è tipico il gavettone di Ferragosto.

La parola Ferragosto, deriva dal latino feriae Augusti che significa giorni di festa e riposo dell’Imperatore Augusto. Si tratta, infatti, di una festività istituita dall’Imperatore Augusto nel 18 a.C. per celebrare i raccolti della terra e la fine dei più importanti lavori legati all’agricoltura, con lo scopo di godere di un periodo di meritato riposo, dopo le fatiche precedenti. Questo periodo di riposo in realtà iniziava il 1° di agosto, ma con il cristianesimo fu spostato al 15 agosto, giorno in cui si celebra l’Assunzione di Maria.

Voi come avete passato il Ferragosto?
Io sia al mare che in campagna, con familiari prima e amici dopo.
C’è anche chi il Ferragosto l’ha passato a lavorare, perché non tutto si può fermare...

Vi dedico una poesia un po’ malinconica:

Un bambino al mare

Conosco un bambino così povero
Che non ha mai veduto il mare:
A Ferragosto lo vado a prendere
In treno a Ostia lo voglio portare.
“Ecco, guarda” gli dirò,
“questo è il mare, pigliane un po’!”
Col suo secchiello, fra tanta gente,
Potrà rubarne poco o niente:
Ma con gli occhi che sbarrerà,
Il mare intero si prenderà.

(da “Filastrocche in cielo e in terra” di Gianni Rodari)

E siccome oggi 16 agosto è San Rocco, santo patrono di Rio Marina all’Elba, vi saluto con il detto popolare del paese: “Dopo San Rocco, il cocomero si dà al porco”, che significa che dopo il 16, il cocomero non è più così saporito e diventa cibo da dare ai maiali.


Buone feriae Augusti!

venerdì 17 maggio 2013

“…come te, tale e quale…”




«San Pasquale Baylonne protettore delle donne,
fammi trovare marito, sano bello e colorito,
come te, tale e quale, o glorioso san Pasquale!»

I motivi che mi spingono a ricordare il santo di oggi, San Pasquale Baylon, sono due:

-il primo è che probabilmente è l’unico santo che abbia mai invocato insieme alle mie amiche negli anni passati, in quanto protettore delle donne (in un’occasione particolare, vennero fatte persino delle magliette con la preghierina stampata sul dietro…pensa un po’);
-il secondo, è che per puro segno del destino, il luogo della morte del Santo, è lo stesso luogo dove ho lavorato per 5 anni in Spagna, ossia Villareal…un posto e un periodo che ricordo con molto affetto.

San Pasquale Baylon, nacque il 16 maggio 1540 a Torre Hermosa e morì il 17 maggio 1592 nel convento di Villareal in Spagna. Fin da giovanissimo manifestò la sua vocazione religiosa, conducendo una vita molto umile ispirandosi a San Francesco.

Non vi sto a raccontare la vita del Santo, ma il motivo perché è considerato protettore delle donne e delle nubili, che è alquanto curiosa; la tradizione narra che il frate consigliava in confessione, alle donne che si lamentavano dei mariti, di dare un uovo sbattuto con zucchero e vino; per questo si pensa che sia stato l'inventore dello zabaione, infatti è anche il patrono dei cuochi e dei pasticceri.

A parte la preghierina al Santo, speriamo che la “protezione delle donne” venga presa in considerazione in maniera seria dalle istituzioni, visti oramai i numerosi femminicidi che avvengono troppo spesso. 

A proposito di questo, c’è una buona notizia: il 28 maggio la Camera dei Deputati voterà la ratifica della Convenzione di Istanbul, l’accordo internazionale che impegna i Paesi firmatari a una serie di azioni di lotta e prevenzione nei confronti della violenza contro le donne e contro ogni forma di violenza di genere. La ratifica del trattato, attesa da 2 anni in Italia, è già stata approvata in ventidue Paesi. 
Un passo avanti!

venerdì 4 gennaio 2013

La ciambella dei Re Magi


Paese che vai, usanza che trovi.
Il 6 gennaio, mentre qui i bambini aspettano che la Befana porti le calze piene di dolci, cioccolatini e caramelle, in Spagna i bambini aspettano i Re Magi (Los Reyes Magos) che porteranno più che altro giochi. Infatti, i bambini scrivono la letterina ai Re Magi, invece che a Babbo Natale, perché in Spagna è ancora tradizione che i regali si portino per la ricorrenza dell’Epifania.

Come da tutte le parti, anche in Spagna ci sono dei dolci tipici natalizi, fra cui uno dei più conosciuti è proprio “la ciambella dei Re Magi” (el Roscón de Reyes), che di solito si prepara la vigilia dell’Epifania.

Questo dolce tipico, che non è altro che una ciambella, sembra che abbia le sue origini a Roma, durante le feste dedicate al dio Saturno; in quei giorni i Romani nascondevano un fagiolo secco all’interno di una focaccia: se questo fagiolo secco veniva trovato da uno schiavo, egli poteva rimanere in libertà durante i giorni di festa; se il fagiolo secco veniva trovato da un uomo libero, egli veniva nominato “Re per un giorno”.

Quindi, nel rispetto della tradizione, nella preparazione del Roscón de Reyes viene nascosto un fagiolo secco: chi lo trova viene incoronato “Re per un giorno”con la coroncina di cartone dorato, che di solito fa da ornamento al dolce.
Per chi si volesse cimentare nella ricetta di questo tipico dolce natalizio spagnolo, che però richiede abbastanza tempo, eccola:

Roscón de Reyes

Ingredienti:
500 gr di farina
3 uova
3 cucchiai di zucchero
50 g di burro
latte
3 cucchiai d'acqua di fiori d'arancio
1 arancia
30 g di lievito di birra
150 g di frutta candita varia
3 cucchiai di zucchero in granelli
2 cucchiai di sciroppo di zucchero
ciliegine candite
1 fagiolo secco
cartoncino dorato

Preparazione:
Formare una fontana con la farina, aggiungere le uova, lo zucchero, la scorza d'arancia tritata, l'acqua di fiori d'arancio, il burro a temperatura ambiente e il lievito sciolto in poca acqua tiepida. Impastare energicamente fino a formare un impasto e poi lasciarlo lievitare per 3 ore coperto con un panno.
Trascorse le 3 ore, spennellare una teglia tonda di circa 30 cm di diametro. Con l’impasto formare un rotolo e unirlo a formare una corona o ciambella. Inserire il fagiolo secco. Mettere la ciambella nella teglia, spennellare con lo sciroppo e cospargere con lo zucchero in granelli. Coprire di nuovo e lasciare lievitare ancora un'altra ora. Infine cuocere nel forno a 180° per 40 minuti circa.
Togliere dal forno, decorarlo con la frutta candita a strisce, le ciliege e lo zucchero in granelli, facendo aderire bene. Lasciare raffreddare prima di mangiarlo.
In alternativa (o come direi io “per smorzare”), alcuni a fine cottura lo farciscono con panna montata o con crema pasticciera.
Nel frattempo con del cartoncino dorato, costruire una coroncina da mettere al centro della ciambella prima di consumarla.

Buona Befana a tutti... e speriamo che non ci porti il carbone!

sabato 29 dicembre 2012

"Caro amico ti scrivo..."


 
Ci stiamo avvicinando alla fine dell'anno, vorrei fare gli auguri a tutti di un Buon 2013, dedicandovi una bellissima canzone di Lucio Dalla, il cantautore e poeta che ha lasciato troppo presto questo mondo...
Trovo che il testo sia di una attualità impressionante, nonostante sia del 1979.
Credo ci sia poco da aggiungere, se non augurare di cuore, che l'anno nuovo porti a tutti il cambiamento che stiamo aspettando...ognuno, dentro di se, sa quale è.

...rispetterete le tradizioni "scaramantiche" di capodanno?
...io un po' di lenticchie le mangerò e mi metterò qualcosa di rosso...e voi?

Quindi, non mi resta che lasciarvi al testo della canzone:

"L'anno che verrà"

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.

E si farà l'amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.

E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.

L'anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità.



Buon Anno a tutti, con tanto affetto!

giovedì 13 dicembre 2012

Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia



Santa Lucia da Siracusa nacque nel 283 e morì martire, durante le persecuzioni di Diocleziano, il 13 dicembre 304.
Si ricorda proprio il 13 dicembre, vicino al solstizio d’inverno e proprio per questo motivo esiste il detto: “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia”.
E’ considerata la protettrice degli occhi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini.

In Svezia in particolare, Santa Lucia è molto venerata e la tradizione vuole che sia celebrata con una processione dove la santa è rappresentata da una ragazza vestita di bianco con una cintura rossa, porta in testa una corona di candeline e dona i dolcetti ai bambini.

Ecco una ricetta per i biscotti di Santa Lucia:

Ingredienti:
380 g di farina
130 g di zucchero (meglio se a velo)
1 uovo e 1 tuorlo
200 g di burro freddo
1/2 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
Procedimento:
Impastare bene tutti gli ingredienti, aiutandosi con la spatola.
Lavorare poco l’impasto, formare una palla e metterlo a riposare in frigo avvolto nella pellicola, per una ventina di minuti. Dopo spianare con il matterello ad un’altezza di circa di mezzo centimetro, ritagliare i biscotti con le formine a piacere, infornare a 180° su carta forno per circa 8/ 10 minuti. Sfornare e spolverare con lo zucchero a velo.

E per finire, una poesia:
Santa Lucia

M’ha detto che quest’oggi
la giornata sarà breve,
che magari farà brutto,
ci sarà pure la neve.
E’ per questo che al balcone
hanno messo una candela
per far luce nella sera
e per farla meno nera.
Così quando sarà notte,
la più lunga che ci sia,
se sarà davvero bravo
passerà Santa Lucia.

(testo di Michele Ottone)

mercoledì 31 ottobre 2012

Dolcetto o scherzetto?



Halloween è una festa popolare che si celebra la sera del 31 ottobre.
Il suo nome deriva dall’espressione inglese “All Hallows Eve”, che significa “Vigilia di Tutti i Santi”, che si celebra il 1º novembre.

Quando ero più piccola, qui in Italia Halloween non esisteva o meglio, non era una festa celebrata… mi ricordo però che in questo periodo nelle pasticcerie si trovavano i fruttini di marzapane, dette anche “fave dei morti”, ma credo che si trovino ancora.

Siccome fare i fruttini di marzapane mi sembra un po’ difficile, ecco una ricetta di biscotti alla zucca un po’ più semplice.

Biscotti alla zucca:
300 gr di farina;
125 gr di zucchero di canna;
125 gr di burro;
150 gr di zucca
1 uovo;
scorza di un limone grattugiato;
un pizzico di sale;
3 cucchiaini di lievito per dolci;
1 cucchiaino di cannella

Lessare la zucca, poi schiacciarla con la forchetta e lasciarla raffreddare. Mescolare bene il burro con lo zucchero, poi aggiungere l'uovo, un pizzico di sale, la scorza del limone grattugiato, la cannella e il lievito per dolci. Aggiungere la zucca schiacciata e mescolare bene. Poi aggiungere la farina un po' alla volta e impastare bene fino a quando la pasta non sarà morbida e liscia. Formare una palla con la pasta e coprirla con la pellicola. Lasciarla riposare per una mezz'ora in frigorifero. Stendere la pasta frolla con il mattarello e ritagliarla con gli stampini da biscotti. Mettere i biscotti sulla teglia con della carta forno e infornare a 180° per 15-20 minuti circa.

E visto che domani è il giorno di Tutti i Santi, tanti auguri a tutti per l’onomastico!

martedì 15 maggio 2012

C'era una volta...


“C’era una volta...”  è l’inizio di tutte le fiabe. A partire da questa frase, si entra in un mondo magico fatto di mistero, qualche volta di paura e di aspettative. Quando ero piccola, a me piaceva tanto farmi raccontare le fiabe prima di andare a letto. Alcune erano le classiche fiabe conosciute da tutti, altre erano storie o aneddoti veramente accaduti che il mio babbo e la mia mamma mi raccontavano, romanzando un po’. Tutti da piccoli abbiamo avuto una fiaba preferita, o più di una. La mie preferite sono state Cappuccetto Rosso e Cenerentola. 
 
Cappuccetto Rosso iniziava così:
“C’era una volta una cara ragazzina; solo a vederla le volevano tutti bene, e specialmente la nonna, che non sapeva più cosa regalarle. Una volta le regalò un cappuccetto di velluto rosso, e, poiché le donava tanto ch'essa non volle più portare altro, la chiamarono sempre Cappuccetto Rosso”.
Questa fiaba mi piaceva talmente tanto, che per Carnevale, sia da piccola che da adolescente, ho voluto mascherarmi da Cappuccetto Rosso. Avevo simpatia per la bimba che se ne andava in giro con il panierino pieno di cose buone da portare alla nonna. L’ingenuità di Cappuccetto Rosso che fa amicizia con il lupo senza rendersi conto che se la mangerà a breve, mi fa pensare al fatto che in qualche occasione sono stata ingenua e per poco “il lupo non mi ha mangiato”, perché fondamentalmente tendo a fidarmi degli altri, quando invece dovrei essere un po’ più diffidente.

 
Cenerentola iniziava così:
“C’era una volta, in un paese lontano, un gentiluomo vedovo che viveva in una bella casa con la sua unica figlia. Egli donava alla sua adorata bambina qualsiasi cosa ella desiderasse: bei vestiti, un cucciolo, un cavallo…” poi tutto cambia con l’arrivo della matrigna e delle due sorellastre Anastasia e Genoveffa; da questo momento la ragazza dovrà servire le tre intruse e subire i loro dispetti nei suoi confronti, frutto della gelosia per la sua bellezza.  “Quando aveva finito di sbrigare tutti i lavori, per riscaldarsi era solita sedersi vicino al  camino accanto al carbone ed alla cenere. Perciò cominciarono a chiamarla Cenerentola”.
Meno male però che dopo tante vicissitudini la fiaba ha un lieto fine, con la classica frase: “E da quel giorno vissero felici e contenti”.
Cosa mi è sempre piaciuto di Cenerentola è la sua capacità di affrontare la vita senza perdere l’entusiasmo anche nei momenti peggiori. Mi ci sono ritrovata spesso in questa situazione. Cenerentola è anche l’unico film della Disney che ho visto al cinema quando ero piccola.

 
Quali sono state le vostre fiabe preferite?
Ritornate un po’ bambini e raccontatemi.

venerdì 20 aprile 2012

Libri e rose



Nella regione spagnola della Catalogna, una delle feste popolari più celebrate e sentite è la Festa di San Jorge (San Giorgio), patrono della regione. Il giorno in cui viene celebrata questa festa è il 23 Aprile.

In questo giorno, le strade delle città si riempiono di bancarelle piene di libri e di rose che sono i protagonisti di questa festa. La Festa di Sant Jordi (San Giorgio in catalano) è una festa popolare ed è tradizione regalare un libro o una rosa o entrambi, ad un familiare o un amico o comunque alle persone a cui vogliamo bene. Generalmente le coppie si scambiano il dono in questo modo: l’uomo regala una rosa alla donna che ricambia con un libro, ma niente vieta di invertire l’ordine o addirittura di scambiarsi sia libro che rosa.

Questa tradizione si celebra in maniera ufficiale dal 1456; nel medioevo in questa giornata si celebrava la “Feria de Rosas”; successivamente a questa tradizione si aggiunse la “Giornata del Libro” che in Spagna si celebra dal 1926; da quell’anno una celebrazione unica ha unito le due tradizioni. La scelta del giorno 23 aprile è stata fatta probabilmente per ricordare l’anniversario di morte di due dei più grandi scrittori della storia della letteratura: William Shakespeare e Miguel Cervantes che avvenne nel 1616.

San Jorge era un militare romano nato nel secolo III in Turchia. Era un fedele servitore dell’Imperatore Diocleziano, ma un giorno negò di eseguire un editto che lo obbligava a perseguitare i Cristiani; per questo motivo fu decapitato. Da quel momento molte persone cominciarono a venerarlo come un santo, soprattutto nella zona orientale dell’Impero Romano; nacquero così leggende e storie di fantasia legate a questo personaggio.

Una delle leggende più note e popolari in Catalogna è quella di “San Jorge e il Dragone”: questa leggenda racconta che a Montblanc (Conca de Barberà in Catalogna) viveva un terribile Dragone che causava disgrazie alla popolazione. Per cercare di placare la sua ira, venne deciso di sacrificare periodicamente una persona sorteggiata tra i cittadini. Un giorno il destino volle che a sacrificarsi fosse la figlia del Re, ma fortunatamente apparse un bel cavaliere con armatura che riuscì a sconfigere il Dragone uccidendolo, salvando così la figlia del Re. Dal sangue del Dragone nacque una bellissima rosa rossa che il cavaliere donò alla fanciulla.

Da allora, nella festività di San Jorge, è tradizione regalare alle persone care un libro ed una rosa.

Abbiamo trovato un’altra occasione (o scusa) per regalarci dei libri!

mercoledì 14 marzo 2012

San Patrick’s Day

Il 17 marzo, si celebra il patrono d’Irlanda: San Patrick.

San Patrizio, nato in Scozia nel 385 d.C., fu missionario e diffuse la religione cattolica in Irlanda. Il giorno in cui viene ricordato e festeggiato è il giorno della sua morte avvenuta 17 marzo del 461 d.C.

In Irlanda in questo giorno è festa nazionale ed è abitudine festeggiare con celebrazioni che ricordano il Santo. Durante i festeggiamenti, non possono mancare i due simboli tipici: il colore verde e il trifoglio. La tradizione dice che San Patrizio utilizzò il trifoglio per spiegare la Trinità agli irlandesi.

Questa festa, oltre che in Irlanda, viene celebrata anche in altre parti del mondo (non solo da chi ha discendenze irlandesi) tanto che molti luoghi e monumenti di interesse mondiale vengono illuminati di colore verde per celebrare San Patrizio e per omaggiare l’Irlanda. Fra i più noti ci sono le cascate del Niagara, il fiume Chicago, l’ Empire State Building a New York, The London Eye a Londra.

Quest’anno, per la prima volta, all’iniziativa “Global Greening” promossa dal Turismo Irlandese parteciperà anche l’Italia, con uno dei suoi momumenti più famosi al mondo: la Torre di Pisa.


La Torre verrà illuminata di verde dalle ore 20.30 di venerdì 16 marzo, alla presenza di Pat Rabbitte TD, Ministro Irlandese per la Comunicazione, l’Energia e le Risorse Naturali.

“Il cielo d'Irlanda e' un enorme
cappello di pioggia
il cielo d'Irlanda e' un bambino che
dorme sulla spiaggia
Il cielo d'Irlanda a volte
fa' il mondo in bianco e nero
ma dopo un momento
i colori li fa' brillare piu' del vero
e dopo un momento
li fa brillare piu' del vero”
(Il cielo d'Irlanda - Fiorella Mannoia)

La città della Luminaria di San Ranieri, non poteva non illuminarsi per un’altra notte, per omaggiare la bella isola d’Irlanda!

lunedì 9 gennaio 2012

Benvenuto 2012!


Ed anche quest'anno la Befana è passata e come si dice: "L'Epifania tutte le feste le porta via"! ... quindi bisogna ricominciare un nuovo anno con le sue stagioni ed i suoi cicli. Quale migliore occasione per fare dei propositi per l'anno che abbiamo davanti e possibilmente mantenerli.
Ecco quindi la mia personale lista dei buoni propositi per il 2012, in ordine sparso, alla quale spero di attenermi o almeno ci proverò. Premetto che mi sono data degli obiettivi/propositi fattibili da realizzare. D'altra parte l'obiettivo deve essere raggiungibile, altrimenti non è un obiettivo, ma un sogno.

Eccola:
-evitare di passare ogni sabato mattina a fare le pulizie di casa (...c'è il rischio che l'omino del Canone Rai ti faccia visita e ti trovi...), quindi meglio andare fuori in giro e svagarsi;
-andare più spesso al mercato, meglio ancora se in compagnia (il sabato per esempio, per non farsi trovare in casa da persone poco gradite, vedi sopra...);
-fare attività fisica almeno 3 volte a settimana, anche quando fuori fa freddo e piove...e la voglia è sotto i piedi;
-leggere almeno 1 libro al mese, non solo i 5 minuti prima di addormentarmi, ma cercare di prendere del tempo per leggere anche durante l'arco della giornata;
-bere di più, ossia almeno 1 litro di acqua al giorno (i famosi 2 litri e mezzo sono troppi, non ce la farei...);
-ritrovarmi con le mie amiche non solo in occasioni di compleanni o "feste comandate", ma cercare la scusa per stare insieme, per il gusto di farlo...per lo meno 3 volte all'anno;
-cercar di tenere in ordine l'armadio e i cassetti sempre, senza dover aspettare il "cambio di stagione";
-telefonare alle mie amiche in Spagna, in Svizzera o comunque lontane, almeno 1 volta ogni 3 mesi...sì è vero, ora ci sono le email per comunicare, ma la voce è un'altra cosa, dà un'altra emozione;
-andare al cinema o al teatro più spesso;
-non perdere occasione di visitare musei o mostre, soprattutto se sono in città o nelle vicinanze;
-usare mezzi di trasporto pubblici più spesso, come treno ed autobus;
-stare con gli amici il più possibile;
-visitare almeno 2 città/paesi durante l'arco dell'anno (non importa se in Italia o all'estero), purché siano posti non ancora conosciuti/visitati;
-quando posso, camminare o andare in bicicletta;
-arrivare all'estate con qualche kg. in meno e più tonica...sarò più serena, mi vorrò più bene e stresserò meno chi mi sta accanto con le mie lamentele;
-riunirmi con la famiglia più spesso;
-avere cura dell'ambiente che mi circonda il più possibile, con comportamenti adeguati, più di quello che già faccio;
-dimostrare affetto e amore alle persone a cui tengo, senza dare niente per scontato;
-divertirmi per quanto possibile, tanto per la tristezza e il dolore c'è sempre tempo e soprattutto a volte non avvisano quando ti piombano addosso;
-mantenere i buoni propositi e le promesse.

Direi che può bastare...sicuramente ci sono tante altre cose che potrei aggiungere, ma sarei contenta di riuscire a fare queste; ciò che farò in più, sarà tutto di guadagnato.
Se il 2012 deve essere l'anno della fine del mondo, che sia allora un anno come si deve.
Buon Anno a tutti!
A proposito, e voi li avete fatti i propositi per il nuovo anno? Raccontate!

giovedì 7 luglio 2011

Cosa resterà degli anni ottanta


Ve la ricordate quella canzone di Raf che diceva: “Cosa resterà di questi Anni Ottanta afferrati già, scivolati via... la la la la la ... e la radio canta....”
Di sicuro degli anni ’80 è rimasta la bella musica da discoteca, conosciuta anche come “disco music” o “musica dance”, che ci riporta alla nostra adolescenza, anche se in discoteca credo di esserci stata talmente poche volte, che le conto sulle dita di una mano...ma ballare mi piace molto...e sabato scorso, ho avuto l’occasione di “scatenarmi” a ritmo di musica anni ’80 insieme agli amici, grazie ad una bella festa organizzata da un gruppo di DJ che negli anni ‘80 appunto, animavano le feste e i locali. 

L’età media delle persone era sulla quarantina (abbassata notevolmente dalla presenza di alcuni bambini), ma “in pista” sembravamo tutti ventenni...è che noi siamo giovani dentro! ... ogni volta la canzone suonata dal DJ ci riportava a momenti particolari della nostra vita...e veniva da dire: “...quando c’era questa canzone avevo 17 anni...ma ci pensi?!?” ... e così via...ricordi, ricordi, ricordi...
E’ stato bello anche ritrovare alcune persone perse ormai di vista, per i casi della vita...

Ma gli anni Ottanta ci hanno lasciato anche altre cose, tipo: ve lo ricordate il Cubo di Rubik, detto anche “cubo magico”...io non lo sapevo fare...nemmeno una faccia sola...ero messa proprio male...

E poi, i colori degli anni Ottanta, ve li ricordate?... erano gli stessi del cubo di Rubik: rosso, giallo, verde, blu...molto accesi; nella moda questi colori andavano per la maggiore...infatti la moda anni ’80 a mio modesto parere era e rimane fra le più brutte...anche per le folte capigliature e le spalline messe sotto ai vestiti per sembrare più squadrate...perfino sotto alle t-shirt mettevamo le spalline! ... eravamo poco critiche nei confronti della moda...anzi, diciamo la verità: ci piacevano eccome!...ora solo al pensiero di mettere delle spalline sotto ai vestiti, ci vengono i brividi! ... ma chissà...fra altri 20 anni rideremo di come ci vestiamo ora...

Comunque sabato è stata una bella serata, piena di allegria e ricordi...sarebbe bello ripetere ogni tanto...

Ah dimenticavo: W FALCON DJ!!!

venerdì 11 febbraio 2011

Il Mercato Centrale di Livorno

Sabato scorso mi sono ritrovata con 2 mie amiche in Piazza Cavallotti a Livorno, dove si trova il Mercato Centrale (detto anche Mercato Chiuso). Infatti si tratta di una struttura di ferro e vetro in stile liberty che risale a fine Ottocento ancora oggi ben conservata. Qui possiamo trovare tantissimi banchi che offrono una vastissima varietà di cibo, anche il più introvabile, mi riferisco per esempio ad alcuni banchi specializzati nella vendita di farine, cereali e legumi, disposti ordinatamente in grosse sacche di juta: qui non troviamo semplicemente dei ceci o dei fagioli o della farina di mais, ma tipi di legumi e farine rari che ti vien voglia di comprare un sacchetto di ognuno. Non mancano anche i banchi del pane offerto in mille forme e varietà,  quelli dei formaggi e della carne, tutti presentati benissimo. Poi ci sono anche i banchi del pesce fresco ancora guizzante nelle ceste del ghiaccio, e quelli della frutta e verdura. 
Stando dentro al Mercato Centrale, si respira un’aria di “commercio” sana, nel senso che tutti coloro che svolgono un’attività commerciale all’interno, mi danno l’impressione che lo facciano con passione, pur con sacrificio. Quando ci si avvicina ad un banco per chiedere e comprare qualcosa, troviamo dall’altra parte persone pronte a consigliarti su come preparare o conservare meglio ciò che compriamo, troviamo una famigliarità e un’attenzione nell’approccio al cliente, dovuta forse anche alla parlata livornese, molto aperta e disinvolta, che non troviamo nel normale supermercato, nel Mercato Centrale si riscoprono i sapori.
La struttura dell’edificio è talmente bella e ampia, che è un peccato che sia usato solo per il mercato mattutino. Infatti sarebbe molto adatto all’ organizzazione di eventi culturali, tipo concerti, rappresentazioni o mostre. Nel mese di Dicembre 2010 comunque, in un freddo pomeriggio di sabato che tutti ricorderanno (per la neve pre-natalizia che ha bloccato mezza Toscana), c’è stato proprio un piccolo concerto della Banda Musicale di Collesalvetti (dove suona anche Renato) che ha allietato la fredda serata. Quindi dico, perché non farlo più spesso? 
Una cosa che mi è piaciuta molto, è stata anche l’iniziativa di creare una borsa da riutilizzare di colore amaranto raffigurante la struttura stilizzata dell’edificio e la scritta Mercato Centrale, in risposta alla direttiva europea che a partire da quest’anno vieta l’uso delle buste di plastica. Ovviamente l’ho comprata subito!
Il Mercato Centrale mi riporta anche a dei ricordi belli di quando ero piccola, quando ci andavo con la mia nonna e ogni volta che ci entro, un pensiero va a lei...