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giovedì 9 maggio 2013

Il mistero dei calzini spaiati



A chi non è mai capitato di ritrovarsi un calzino spaiato nel cassetto?
Vuoi perché uno è rimasto in fondo al cesto dei panni da lavare, vuoi perché un altro è cascato durante il tragitto dal cesto alla lavatrice, vuoi perché uno è cascato di sotto mentre si stendeva la biancheria (e mai più raccolto)…insomma, quello dei calzini a volte rimane proprio un mistero…soprattutto quando ne metti in lavatrice due e ne esce solo uno…questo sì che è un mistero inspiegabile!

Ma dove vanno a finire i calzini? C’è forse un universo parallelo dentro la lavatrice, dove si ritrovano tutti i calzini perduti? … quello a righe con quello bianco, quello colorato con quello tinta unita…di tutti i colori e di tutte le forme, tutti spaiati in allegria!

Io, per ovviare il problema dei calzini spaiati, li lego fra loro, prima di metterli in lavatrice…spero non me ne vogliano i calzini dallo “spirito libero”, lo faccio solo per una questione di comodità.
O forse dovrei assecondare il desiderio dei calzini di spaiarsi fra loro e cominciare a metterli ai piedi; di sicuro la giornata inizierebbe con un sorriso, perché è buffo vedere ai piedi due calzini differenti e sarebbe un sorriso contagioso anche per chi li vedrebbe, possono piacere o non piacere, ma sono buffi. Però mi sa che non sono ancora pronta a questa estrosità…ecco perché li lego fra loro.
E se alla fine questo fosse proprio il desiderio dei calzini? ...quello di spaiarsi e andare con chi gli pare…

C’è un testo scritto da Vinicio Capossela che parla dei calzini.

“Il paradiso dei calzini”

Dove vanno a finire i calzini 
quando perdono i loro vicini 
dove vanno a finire beati 
i perduti con quelli spaiati 
quelli a righe mischiati con quelli a pois 
dove vanno nessuno lo sa 
Dove va chi rimane smarrito 
in un'alba d'albergo scordato 
chi è restato impigliato in un letto 
chi ha trovato richiuso il cassetto 
chi si butta alla cieca nel mucchio 
della biancheria 
dove va chi ha smarrito la via 
Nel paradiso dei calzini 
si ritrovano tutti vicini 
nel paradiso dei calzini…
Chi non ha mai trovato il compagno 
fabbricato soltanto nel sogno 
chi si è lasciato cadere sul fondo 
chi non ha mai trovato il ritorno 
chi ha inseguito testardo un rattoppo 
chi si è fatto trovare sul fatto 
chi ha abusato di napisan o di cloritina 
chi si è sfatto con la candeggina 
Nel paradiso dei calzini...
nel paradiso dei calzini 
non c'è pena se non sei con me 
Dov'è andato a finire il tuo amore 
quando si è perso lontano dal mio 
dov'è andato a finire nessuno lo sa 
ma di certo si troverà là…
Nel paradiso dei calzini 
si ritrovano uniti e vicini 
nel paradiso dei calzini 
non c'è pena se non sei con me 
non c'è pena se non sei con me.

C’è chi poi, con  i calzini spaiati crea dei pupazzi, un modo per riciclare proprio tutto...della serie: anche il calzino ha una sua dignità!




I calzini spaiati, metafora della diversità. C’è di che riflettere…
Raccontate le vostre esperienze con i calzini.

sabato 19 marzo 2011

L'ordine invisibile

C’è una canzone di Claudio Baglioni che in questi giorni mi suonava in testa, soprattuto una strofa, che dice: “io e i miei cassetti di ricordi e di indirizzi che ho perduto”...l’avrete riconosciuta subito tutti, la canzone è Stradafacendo, molto bella a mio parere, ma non voglio parlare di canzoni, bensì di cassetti.

Ecco, secondo me, la strofa citata, descrive benissimo la condizione in cui si sono trovati in questo ultimo periodo i miei cassetti...intendendo per ultimo periodo, da un po’ di mesi a questa parte...

Di solito in tutte le case c’è un cassetto o al massimo due, dove teniamo un po’ di tutto: foglietti con numeri di telefono sparsi, locandine di spettacoli ormai visti, bollette della luce, penne quasi mai funzionanti, carte da gioco, vecchi biglietti del treno e tantissime altre cose di tutti i generi e molto spesso inutili, tutte mescolate fra loro. Quasi sempre questo mix si trova nei cassetti non adibiti a cose specifiche, quelli generici appunto…ecco, sono giunta alla conclusione che di questi cassetti “non specifici” ce n’ho troppi, che equivale a dire: tanti cassetti generici = più disordine.

Questi cassetti generici si disordinano prima degli altri (di quelli della biancheria per esempio…ma anche quest’ultimi ogni tanto hanno bisogno di una rassettata).
Ecco che allora, in un giorno inaspettato, per cercare di trovare la bolletta da pagare che sta per scadere, o la ricetta del dottore per andare in farmacia, ci ritroviamo a svuotare completamente questi cassetti per buttare via ciò che occupa spazio inutilmente e risistemare tutto; lo facciamo per un bisogno impellente, quasi sempre, difficilmente come cosa programmata…perché fortunatamente c’è sempre qualcosa di meglio da fare che sistemare i cassetti, ma arriva un momento che va fatto.

In realtà, quando i cassetti sono chiusi, nessuno sa se sono in ordine. L’atto di mettere in ordine cassetti, penso sia una cosa che facciamo per noi stessi (oltre che per trovare le cose al posto giusto, ovviamente), ma soprattutto credo sia un modo per voler riordinare anche le nostre idee e i nostri pensieri. Probabilmente è una cosa che psicologicamente fa bene, anche se nessuno lo vedrà, noi però lo sappiamo: è un ordine invisibile. 

Immagine: "Il cassetto" di Wolfango (acrilico su tela)